Semplificazione amministrativa. Sì, ma per chi?

Le norme devono essere attuate nell’interesse dei cittadini.

Servono soluzioni per semplificare la vita delle persone

Il Governo Draghi ha espresso in modo chiaro le proprie priorità e tra le riforme ritenute più impellenti c’è quella della pubblica amministrazione, nell’ottica della lotta alla burocrazia e della maggiore connettività.
La lotta alla burocrazia è una battaglia che fino ad ora è stata persa da tutti i governi.
A nessuno sfugge quanti siano gli oneri amministrativi previsti in materia di disabilità che, purtroppo, incidono sulla quotidianità degli invalidi civili e dei loro familiari.
E’ indispensabile ridurre i momenti accertativi: handicap, invalidità, disabilità, non autosufficienza, collocamento obbligatorio, handicap ai fini scolastici, per non parlare di specifiche condizioni sanitarie previste per la fruizione di altrettanti diritti, benefici, agevolazioni. Inoltre vi sono i controlli: ordinario e straordinario, di revisione, di verifica, che aumentano i disagi per i cittadini e i costi a carico della pubblica amministrazione.
Esistono infine, alcuni atteggiamenti vessatori dell’INPS: per esempio l’incertezza e l’indeterminatezza di provvedimenti di riliquidazione delle prestazioni con richiesta di rimborso di indebito senza alcuna motivazione. Sarebbe importante anche prevedere una corsia preferenziale in sede giudiziale  per giungere nell’arco massimo di un anno alla decisone definitiva.
Quindi, ben venga il progetto del governo Draghi se ciò serve per semplificare l’accesso alle informazione e ai servizi da parte dei cittadini, nel rispetto dell’accessibilità e delle pari opportunità.
La guerra contro la burocrazia dovrebbe essere condotta con la digitalizzazione e innanzitutto coinvolgendo i burocrati, che sono i maggiori conoscitori della macchina amministrativa, ma che spesso operano per semplificare il lavoro degli uffici, piuttosto che la vita delle persone.
La digitalizzazione delle procedure e dei procedimenti deve rappresentare uno strumento per avvicinare l’utente ai servizi, non l’ennesima manifestazione di un sistema farraginoso che da dietro lo schermo di un PC appare ancora più distante.
Dal 2012 le Pubbliche amministrazioni non possono più richiedere ai cittadini la presentazione di documenti detenuti da altre Pubbliche amministrazioni.
Tale principio e più in generale il dialogo tra le amministrazioni nell’interesse dell’utenza potrebbe trovare un’applicazione molto più ampia.
In particolare, pensiamo alle persone con disabilità che per richiedere le agevolazioni o per accedere ai servizi a domanda a cui possono aver diritto, sono quasi sempre costrette a produrre il verbale d’invalidità o quello di riconoscimento dello stato handicap (L.104/92).
E’ un aggravio che potrebbe essere evitato, perché ai provvedimenti emessi dall’INPS hanno accesso tutte le altre pubbliche amministrazioni, che però non si avvalgono di tale possibilità.
Tale facoltà dovrebbe essere estesa alle associazioni di categoria, come la nostra, che gratuitamente svolgono la loro attività, alle quali sempre più spesso le persone con disabilità si rivolgono per curare i loro interessi.
In questo modo, senza costi aggiuntivi per nessuno, i cittadini sarebbero sollevati da inutili appesantimenti, che ci appaiono tanto più incomprensibili quando si riferiscono a istanze online o da gestire tramite posta elettronica.
La digitalizzazione rappresenta un’importante occasione di semplificazione se non  accresce il divario di opportunità tra chi ha accesso alla tecnologia e chi resta fuori dal sistema, pericolo che si può scongiurare solo consentendo l’accesso delle associazioni di categoria agli archivi, al pari delle pubbliche amministrazioni.

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